Allora mi prenderò un cappello

Consapevolezza

Consapevolezza. È questo, credo, il valore che Cristina ha conquistato attraverso il percorso doloroso fornitole da una malattia che si è trasformata in opportunità.

Consapevolezza di sé e di quei valori, in positivo o in negativo, che possiamo trovare in tutto ciò che ci circonda.

La scrittura, con la sua forza, è lo strumento formidabile che ha permesso a Cristina di avvicinarsi alla sua meta, lasciando i sentieri della rabbia, che pur emerge chiara in molti passi del racconto. Perché scrivere è riprendere contatto con la realtà, magari attraverso le emozioni: ”come chi esprime emozioni con i colori di una tela, io coloro la mia vita di parole”, dice Lei stessa a un certo punto. Non parole uscite di bocca in un impeto casuale, ma lasciate indelebili sul foglio, da elaborare, approfondire e su cui riflettere.

Un modo per poter staccare la spina, per fermare quella giostra di criceti (metafora di una vita convulsa), che gira così forte da far perdere l’equilibrio.

E forte emerge il valore della memoria, altro strumento di grande aiuto quando tutto sembra perduto e buio.

“Dove pensavo di vivere ho trovato la morte e dove pensavo di morire ho trovato la vita”… non l’ha creata Cristina questa frase, la riporta soltanto, ma nulla può esprimere meglio ciò che è riuscita a conquistare.

È un bel racconto: è servito a Lei, servirà molto a chi lo leggerà, malati, guariti, personale del mondo sanitario e a chi non ha mai incontrato malattie importanti.

Sul finire della propria storia, Cristina si chiede: “Ho fiducia nella medicina?” E risponde: “Ho fiducia nelle persone che fanno della buona medicina, di chi vede una persona ammalata e non solo la malattia”.

È un monito, perché tutti coloro che si occupano di salute si impegnino quotidianamente per una Buona Medicina, sintesi della migliore conoscenza di scienza e umanesimo, di ciò che è misurabile e di quelle realtà umane che non hanno né peso, né ampiezza, né temperatura, quali la sofferenza, la paura, l’amore, l’ispirazione, la tenerezza o la rabbia.

È un invito a saper ascoltare, se stessi e gli altri, immergendosi nelle acque profonde della complessità dei sentimenti umani, ben simboleggiate dalla piscina “più profonda del mondo” e dal richiamo del mare, così caro a Cristina.

Fernando Gaion

Riesci nella misura in cui ci credi

Riesci nella misura in cui credi. Non è facile trasmettere questo concetto alle persone in genere. Se poi lo vuoi trasmettere a chi è malato devi in un certo qual modo dimostrare: “Che… se vuoi puoi”. Allora, su spinta del dott. Luca Pinzi e del Primario dr. Fernando Gaion nel 2015 abbiamo strutturato un corso di scrittura creativa nell’oncologia dell’ulss 15 “Alta Padovana” aperto a dodici partecipanti. Precedentemente avevamo realizzato il libro “La tredicesima Luna” come risultato di un percorso terapeutico di gruppo.  

Quindi perché scrivere?

Nello sviluppo psichico di tutti noi si passa dall’avere una rappresentazione di un oggetto interno, di cui abbiamo solo una immagine interiore, alla sua espressione esteriore, all’altro, al mondo. Ciò avviene nel corso della crescita,  parallelamente  alla maturazione delle competenze evolutive. La Parola dà forma  a ciò che fino a quel momento era inespresso, che magari si poteva solo esprimere tramite il corpo. Il tema è il varcare il confine tra il nostro mondo interno e il mondo esterno.

Il lettore capirà quindi quale sforzo ognuno di noi, come lo scrivente in questo caso, deve compiere per esprimere un concetto che raffiguri il proprio interno e di come questo per essere capito deve trovare riscontro a sua volta nell’oggetto interno altrui.

Ecco allora come la scrittura per le persone che vogliono guarire sia uno strumento formidabile che si muove in un binario, dove da un lato c’è chi scrive della propria malattia e dall’altro c’è chi legge e si costruisce una propria idea, una nuova rappresentazione. È un ponte sicuro per chi lo attraversa in ogni direzione, per chi dice e per chi ascolta, per chi scrive e per chi legge.

I libri scritti dai pazienti hanno la duplice funzione di essere preziosa espressione per chi scrive e possibile prevenzione per chi legge, se non ha avuto la malattia. Inoltre, per chi ha vissuto il mondo oncologico, da malato, famigliare, amico o addetto alle cure  leggendo questo libro non si sentirà solo.

Ciò che state per leggere è il risultato di una persona, Cristina, che ha rispolverato un talento messo nel cassetto e lo ha fatto in un periodo difficile della sua vita. Lo ha potuto fare perché ci ha creduto e perché attraverso il gruppo di scrittura ha imparato che condividere le proprie esperienze non è protagonismo, bensì reciprocità tra le persone e credo che questo sia il fattore X di questo libro.

Luca Riccardi

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