Gratitudine sempre

di Silvia Cortese

Ciao Marta, come stai?

Come sta andando il viaggio?

Deve essere incantevole, un bel volo leggero e delicato verso il cielo, quel cielo azzurro e sconfinato che ti sta portando in una nuova dimensione, sicuramente piena di gioia, luce e pace.

Ti immagino sai, con la tua grazia ed eleganza, guardarci tutti da lassù sorridendo teneramente.

Ti ricordi quando i nostri sguardi si sono incrociati per la prima volta?

Era maggio 2017, eravamo a Montegrotto per la “Profondità del Benessere in Oncologia”, progetto della Fondazione Altre Parole, nato per favorire uno stato di benessere a prescindere dalla malattia.

Ci siamo guardate per pochi secondi, tu mi hai sorriso. Un sorriso profondo ma delicato, forse stupito nel vedermi, ma non invadente e curioso.

Io mi sentivo davvero penosa, avevo solo una leggera peluria in testa, magra e molto pallida, con un raffreddore che quasi non mi faceva respirare. Tu invece eri bellissima, luminosa, con un’aurea divina.

In quell’occasione non ci siamo presentate. Ci siamo riviste in day hospital oncologico, credo fosse luglio dello stesso anno.

Ero entrata in stanza con una certa tranquillità per prendere posto in un letto per la mia infusione settimanale. Tu eri già pronta per la tua chemioterapia, seduta sul tuo letto a gambe incrociate, indossavi un bellissimo e soffice foulard rosa. Ci siamo salutate e guardate un po’ di sfuggita, forse per non metterci in imbarazzo. Ho un’immagine nitida: due ragazze così giovani attaccate alle pompe per la chemioterapia non si vedono spesso in oncologia a Cittadella. Con naturalezza poi abbiamo iniziato a parlare e pian piano, con molta discrezione e sincerità, sono emersi i nostri vissuti. Ci siamo raccontate senza forzature, senza pesantezze, prive dell’intenzione di sfogare rabbia o frustrazioni.

Delicatamente, a mano a mano che il liquido entrava nelle nostre vene, abbiamo scoperto quanti aspetti delle nostre vite ci accumunavano.

Eravamo due giovani mamme che lottavano con tutte loro stesse per la propria vita, ma soprattutto per la vita dei propri figli.

A distanza di tempo, ho capito che quel giorno ci siamo raccontate il nostro percorso di malattia perché volevamo consolarci a vicenda, l’una tentava di aiutare l’altra. E così è stato.

La nostra amicizia è nata in una stanza del reparto oncologico ma è andata ben oltre.

Da quel giorno ci siamo scritte quasi tutte le settimane, appena riuscivamo a districarci dai nostri impegni, ci incontravamo per una tisana o un gelato.

Ricordo con molta gioia e divertimento la sera in cui ho festeggiato il mio trentanovesimo compleanno. Ti ho invitata, assieme ad altre mie care amiche, per una cena a Cittadella. Più che il mio compleanno, quella sera volevamo festeggiare la mia seconda vita.

Ad un certo punto, io te e Maria Cristina, un’altra nostra cara compagna di viaggio in oncologia, calici alla mano ci siamo scambiate uno profondo sguardo. Ci siamo guardate negli occhi in un modo che solo chi ha conosciuto una malattia oncologica riesce ad avere.

Lo ricordo bene. Come ricordo di avere detto “Se penso a come vorrei fosse il paradiso, beh, eccolo! Lo sogno così: un bar, non troppo affollato ma accogliente, buona musica di sottofondo, luci avvolgenti, del buon vino e tante chiacchere. Con delle amiche vere”.

Tu e Maria Cristina, mi avete guardato un po’ incredule per quello che stavo dicendo, scoppiando poi a ridere per la stranezza del discorso. Per me quello era “il momento perfetto” da poterlo paragonare al paradiso.

Ecco cara Marta dove vorrei essere ora, con te.

A chiacchierare in leggerezza, magari di viaggi, natura, arte, libri e di tante altre cose che amiamo entrambe. Come mi piacerebbe condividere ancora con te i miei progetti di viaggi, magari prendendo spunto dai quelli che hai fatto tu. Sì, perché tu, nonostante la malattia non hai mai smesso di fare grandi progetti, come viaggiare e conoscere il mondo. Ho sempre invidiato la tua determinazione nel progettare con ostinazione il futuro, ma soprattutto la tua consapevolezza nel vivere il presente, convinta che ogni giorno che ci è concesso è un tempo prezioso che non va sprecato.

Poco tempo fa mi hai detto che tra noi si è creato un legame che andrà oltre il tempo e lo spazio, che le nostre anime si sono legate per sempre. E tutto ciò grazie anche alla malattia.

Grazie alla malattia io non lo dirò mai, tuttavia mi impegnerò, sempre, a ricavare il meglio da ogni situazione e ad essere grata. Sempre. Perché tu mi hai dimostrato che la vita è un miracolo fatto di singoli giorni e di piccole ma sincere gioie, che insieme la rendono meravigliosa.

In uno degli ultimi messaggi che ci siamo scritte, ci siamo dette che a noi basta guardare gli occhi dei nostri figli per comprendere il mistero della vita e di tante sofferenze. Loro sono noi, loro sono il nostro futuro, ovunque andremo.

Ciao Marta, fa buon viaggio e goditi il paesaggio che si vede da lassù.

Ogni tanto però, mandami uno dei tuoi spettacolari sorrisi, perché mi mancano già. Terribilmente.

Con affetto e profonda gratitudine.

Tua Silvia.


Silvia Cortese

Sono nata in provincia di Vicenza il 25 dicembre del 1978 e da sempre vivo a Carmignano di Brenta, piccolo paese dell’Alta Padovana.

Laureata in lettere presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ad oggi lavoro presso un ente pubblico. Mamma di due bambini, appassionata di arte, musica e letteratura. Mi avvicino alla scrittura come forma comunicativa per superare il blocco emotivo ed espressivo causato dalla malattia oncologica, convinta che la scrittura sia pura medicina per l’anima.

Prendo il mio quaderno fuxia e curo me stessa.

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