Ho realizzato un sogno

In un cassetto ho trovato un quaderno dei tempi della mia gioventù.

6 giugno 1980 è la data dell’ultimo scritto. Avevo diciassette anni. Questo quaderno racchiude uno dei miei sogni di quando ero ragazza. Adesso che di anni ne faccio cinquantatré, ho realizzato quel sogno, ho scritto un libro. Vi dico come ho fatto.

Tutto è iniziato come un percorso terapeutico, dovevo curare una ferita invisibile. Avevo subito l’asportazione di un tumore, ma me ne portavo dentro il segno. Mi era stato tolto dal torace, dovevo trovare un modo per togliermelo dalla testa. Grazie al suggerimento del mio terapeuta, ho preso parte a un corso di scrittura. Lo scopo era aiutarmi a esprimere con parole scritte quello che non riuscivo a pronunciare.

Ghirigori

Le prime lezioni le ho fatte scarabocchiando. Non riuscivo ad alzare gli occhi. Li tenevo fissi sul foglio, e mi perdevo nei miei ghirigori. Come primo esercizio dovevo elaborare quindici frasi, argomento “Mi piace”. A fatica sono arrivata a dieci. Nella mia testa non c’era niente di piacevole di cui volessi scrivere.

Il Tutor ci dava i compiti per casa. “Piacere di averti conosciuto”, era il titolo del primo racconto da consegnare. E non è stato un piacere, era solo un compito. Poi, piano piano, sono arrivate le parole, quelle che scrivo per il gusto di farlo. E ho iniziato a raccontare. E come quando scrivevo sui banchi di scuola, è arrivata la prima nota positiva. ‒ Brava Cristina, hai fatto un buon lavoro.

Ma non erano più semplici esercizi. Scrivere stava diventando una necessità. Applicarmi nella scrittura mi ha aiutato ad allontanarmi dal pensiero continuo del tumore. Come se scrivendo mi liberassi del dolore che mi aveva provocato. Lo step successivo è stato il progetto di un libro a più mani: insieme ad alcune compagne, avrei potuto elaborare il percorso di malattia. Potevo farlo come volevo, potevo dire tutto quello che volevo. E l’ho fatto. Mettere sulla carta il dolore che mi portavo dentro era come farlo uscire dalla testa. Ed è così che ho iniziato, non a dimenticare, ma a metterlo in secondo piano.

Scrivere un libro | Realizzare un sogno

Come se ricercare le parole che volevo scrivere significasse cercare me stessa. Ma avevo scritto così tanto da dover decidere se accantonare gran parte del mio lavoro, o intraprendere un progetto diverso: farne un libro tutto mio. Sono entrata in modalità panico. Come potevo pensare di rincorrere quel sogno? Non sapevo se ne sarei stata capace. Mi è stato detto che dipendeva solo da me.

Ho continuato a scrivere. È stato come fare una scommessa, potevo arrendermi prima ancora di provarci. Oppure, investire su di me, sulla mia autostima. Annotavo tutto, ovunque fossi. Sul quaderno, a cellulare. Se stavo guidando, continuavo a ripetere quello che mi passava per la mente, guai rischiare di dimenticare un episodio o una frase da poter scrivere. Non ho titoli di studio. Ho usato parole semplici, quelle che conosco.

Ho scritto un libro | Dettagli

Ricordando i consigli del mio maestro di scrittura, ho cercato di descrivere.

‒ Devi lavorare sui dettagli, fare vivere la scena. ‒ Non so se è un bel libro, ma ho parlato di me, di quello che ho vissuto, di quello che ho provato. Con onestà. Non riuscivo a farlo parlando, penso di esserci riuscita scrivendo. Poi ho riletto fino allo sfinimento, a voce alta, cercando di correggere quello che potevo, chiedendo aiuto dove non riuscivo. La mia mancanza di cultura è per me un limite. A volte me ne vergogno. Ma sono orgogliosa di me, ho realizzato il mio sogno. Scrivere quei racconti ha rafforzato la consapevolezza che ce la posso fare. Posso emergere dalle cose brutte della vita, trasformandole.

Sono stata operata di tumore, e ho curato il mio timore della malattia.

Non è solo merito mio, ma anche di chi mi sta accanto. Di chi con il suo lavoro aiuta me e tante persone che come me hanno bisogno di qualcosa in più. In questo momento ho bisogno di solidarietà. Mi fa sentire meglio, mi fa credere che trovare aiuto è possibile. Poter contare sul supporto delle persone alleggerisce la paura di un percorso da fare da sola. E mi fa sentire protetta. Adesso il mio desiderio sarebbe riuscire a stampare e tenere in mano il mio libro. Vorrei far leggere una storia che non è solo mia, ma di tutte quelle persone che si ritrovano catapultate in un mondo fatto di cellule neoplastiche e di termini di cui forse avevano solo sentito parlare.

Prima di diventare una paziente oncologica, pensavo fosse una malattia degli altri, come ne fossi immune. Adesso che ho vissuto questa realtà, ho come aperto gli occhi. Quando vedo una donna con un copricapo, penso che siamo veramente in tante a esserci ammalate. Prima non le vedevo, o non volevo vederle. Forse avrei dovuto fare come fanno i bambini. Guardare con la curiosità di conoscere e di apprendere. Ho letto una frase di Albert Einstein.

Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere.

Mi è stato detto che a volte i miei atteggiamenti non corrispondono alla mia vera età. Mi piace pensare di essere una donna adulta, che conserva lo spirito di una diciassettenne. Penso sia stato questo a farmi scommettere su di me. Quando si è giovani si pensa di poter fare tutto, e di avere una vita intera da trascorrere. Scrivere il mio libro è stato come tornare giovane. Sono una donna di cinquantatré anni, ma vorrei realizzare quel sogno di quando ero ragazza.

Perché i sogni, a volte, si trasformano in realtà.

2 pensieri riguardo “Ho realizzato un sogno

  1. Bellissimo articolo
    Passa nel mio blog se ti va 😉

    "Mi piace"

  2. Ciao Giulia, ma grazie infinite. Certo che vengo a trovarti, appena ho sistemato un po’ “casa”. Come hai visto sto improntando il blog, qualcuno me lo diceva da anni, e adesso che mi sono decisa, non vorrei farmi influenzare da blog amici… sì, lo so, sono fatta male 🙂 Pensa, non ho ancora condiviso niente. Un abbraccio.

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