NonSoloNero

Voglio provare  a vedere il nero sotto altri punti di vista, che per me è come fare un triplo tuffo carpiato; so nuotare e mi immergo pure, ma tuffarmi proprio no. Peggio che fare un salto nel vuoto. Al massimo so fare la bomba. 

Ne ho provato di vuoto, penso che non riuscirò a colmarlo mai più. Ci sono momenti della vita in cui qualcosa si spezza, e quello che sembra logico ai più, non lo è per chi vive momenti di difficoltà. Se poi si parla di fragilità interiore, ecco che il nero diventa un buco che si mangia tutto quello che cerchi di metterci dentro. Ecco perché NonSoloNero: voglio impegnarmi, e vedere le cose da altri punti di vista. Me lo sento dire da… lasciamo stare, da un sacco di tempo. Penso che qualcuno sobbalzerà a leggere queste parole. Mi sono state ripetute allo sfinimento. Ma oltre alla mia testardaggine e agli accadimenti degli ultimi anni, in mia ‘difesa’ posso dire che gli input che riceviamo sono più che negativi.

NonSoloNero | Luoghi comuni

Sin da bambini ci sentiamo ripetere “Se non fai il bravo chiamo l’uomo nero”.

Quando abbiamo una brutta giornata siamo soliti dire “ho una giornata nera”.

Da sempre il nero è il colore che viene associato al lutto. La Nazionale Azzurra ha indossato una fascia nera a commemorazione delle vittime di Dacca.

Nel ciclismo la  maglia nera era il simbolo dell’ultimo classificato al Giro d’Italia.

Settembre nero in Giordania si riferisce a un mese in cui centinaia di persone furono uccise.

Il bollino nero viene usato per segnalare le condizioni del traffico su strada.

E che dire del povero e innocente gatto nero?

Da sempre il gatto nero è sinonimo di sfortuna: quanti di noi si ‘toccano’ se un micio ci attraversa la strada? Non sono superstiziosa, ma un pensierino, giuro che lo faccio, sempre. La credenza che il gatto nero porti sfortuna risale al Medioevo. Per la sua abitudine di uscire di notte, e proprio per il colore nero, veniva considerato il compagno delle streghe. L’associazione alla iella risale ai tempi in cui si andava a cavallo. Se un gatto attraversava la strada spaventandolo, il cavaliere rischiava di venire disarcionato.

NonSoloNero | Altri punti di vista

Personalmente a me un gatto nero ha portato anche cose belle, ma questa è un’altra storia, ne scriverò più avanti.

Il mio guardaroba è composto in prevalenza da capi neri, e non solo perché “sfina”. Trovo sia un colore elegante, facile da indossare. E non devo impegnarmi più di tanto negli accostamenti: è quasi tutto nero, cosa devo accostare!

Nero, come il nero di seppia. Adoro il pesce. Il riso al nero di seppia è tra i miei preferiti. Mi hanno parlato della pizza condita con il nero di seppia, vorrei provarla.

Ma il nero che preferisco sono le lettere che escono picchiettando sulla tastiera del mio PC.

In quei momenti mi estraneo, non penso a niente. Sono solo io e tutte quelle parole che mi girano in testa. E le posso riordinare. O meglio, scrivendole posso prendermi i miei tempi per pensare, assimilare, ragionare. Posso valutare che parole usare, non c’è fretta. Ho tutto il tempo che voglio. Non dico sia semplice, il mio vocabolario non è molto ricercato, ma mi è stato detto che la scrittura non deve essere difficile, e che non tutti sanno comunicare scrivendo. E farsi capire.

Non è una cosa così scontata, farsi capire, e porsi a gli altri. “Salti dei passaggi, non capisco”, quante volte me lo hanno detto. Invece, scrivendo le parole che non conosco o che non riesco a dire, me le posso cercare. Posso usare quelle giuste, senza il timore di venire fraintesa per toni e significati. Sempre scrivendo, se penso che non sia chiaro, posso rileggere, e sistemare quello che non va. Un po’ come avere una chance in più: trasformare una difficoltà in qualcosa di positivo.

Ci sto provando anche con mamma, la sua passione è andare per funghi in montagna, ma ahimè, le gambe la stanno tradendo e il suo passo è più che rallentato. Le dico che è proprio vero quel detto, che tutti i mali non vengono per nuocere, perché è così che se ne vedono di più. Non credo di essere poi così persuasiva, magari riuscissi a trovare un rimedio. Sarebbe ridarle la libertà.

La mia libertà l’ho ritrovata scrivendo. Qui, adesso, per me. Posso lasciare andare le parole. Anche quelle brutte, pesanti. Cattive. Meglio scriverle, a volte possono fare davvero male. Come quelle che escono tutte d’un fiato, sbagliate. Difficile poi rimediare, le parole lasciano il segno. Graffiano se buttate, ma se messe nella giusta sequenza, riempiono. E confortano.

Questo è il mio nonsolonero. Riempire dei fogli con il nero dell’inchiostro, mi aiuta a svuotarmi del nero che ho dentro. Rileggere a distanza quello che ho scritto, mi fa vedere la persona che ero e quella che sono. Mi fa capire dove devo migliorare, cosa posso trattenere, cosa posso lasciare. Come un tragitto, c’è il punto di partenza, i passi che ho fatto, quanta strada ho ancora da percorrere.

A volte mi sprono a farlo anche con la voce. Ma davvero non ci riesco, forse non è ancora giunto il  momento.

Forse è solo una questione di tempo.

Forse ho bisogno di trovare la giusta dimensione del mio tempo.

Mi rendo conto che ogni età e situazione ha dei tempi diversi.

Il tempo dei bambini, è un tempo di giochi e di serenità.

Il tempo degli anziani: tutto va come al rallentatore.

Il tempo delle persone “sane”. Mille cose da fare, ma non si ha mai abbastanza tempo.

Il tempo delle persone ammalate: capire se e quanto tempo si avrà.

Ma io so come bloccare il tempo, prendo la mia tastiera, e scrivo.

E tu, quale metodo usi per fermare il tempo?

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