Carta Carbone Festival

Cosa ha significato per me

Vorrei con-dividere la mia giornata a Carta Carbone, Festival Letterario dedicato all’autobiografia. Sveglia alle sette di mattina, ho dormito come un sasso.

Da quando è arrivata la mail dove mi si conferma che “Allora mi prenderò un cappello” è stato scelto per partecipare a Poster, sezione dedicata agli scrittori emergenti, il mio occhio sinistro balla di continuo. Aspettavo una mail così da una vita, mi arrivano queste semplici parole:

Nella mia casella di posta ho inserito una sotto cartella “da IMPORTANTI”, dove archivio quello che ritengo rilevante. Ho proprio idea che questo messaggio resterà lì a vita.

Otto di mattina, mio marito ed io siamo pronti ad uscire. Poster inizierà alle 13.30, ma vogliamo assistere a degli eventi.

Iniziamo con “Un cromosoma in più”; Giacomo Mazzariol con il suo “Mio fratello rincorre i dinosauri” e Giulia Pertile con “Giulia verso la vita indipendente”. Giovanissimi, entrambi. Giacomo mi rapisce con la sua parlantina. Così giovane e davvero spigliato. Presentazioni, chissà quante ne avrà già fatte, sembra naturale fino all’invidia. Nel mio piccolo, penso che potrei profittarne: questa frase potrei dirla anch’io, quest’altra potrebbe tornarmi utile.

Carta Carbone Festival | Poster

Ad oggi non ho mai parlato in pubblico del mio libro, fra qualche ora dovrò farlo. Ma come? Non fa parte della mia quotidianità. Seppure abbia assistito a buona parte degli incontri “Lunedì con l’Autore”, tenuti dallo scrittore Brunello Gentile in sala d’attesa del reparto di Oncologia di Camposampiero, e gli abbia chiesto consigli, non saprei davvero da dove cominciare. In questi giorni ho cercato di attingere ovunque, mi ricordassi una-cosa-una! Ovvio che ci vuole una buona dialettica, ma qui si sta parlando di un evento allo “scoperto”. Dovrò essere io a parlare, da sola. Ma in che casino mi sono andata a cacciare. Fino a pochi mesi prima parlavo a testa bassa, sguardo al pavimento. Oggi dovrò farlo davanti a persone, sconosciute, mica posso ritrovarmi a contare le mattonelle.

Con-Dividere | Manca poco

E le ore passano. L’ansia, quella rimane tutta. Giulia e Giacomo, che stringendomi la mano mi ha augurato “buona scrittura”, hanno terminato le loro esposizioni, ma non c’è tempo che tenga, via via, veloci, alla Loggia dei Cavalieri un altro evento interessante ci aspetta, “Esordienti esilaranti”. Gli errori che un aspirante autore non deve fare quando contatta il mondo editoriale. Sentire di errori, tutti veramente successi, nulla di inventato, fatti da miei “colleghi” mi fa sentire normale. E qualche risata non guasta.

Sono le 12:45, servisse a  non pensare mi farei la presentazione delle Pagine Bianche, tra meno di mezz’ora arriverà Gianluigi, si, lo stesso Gianluigi della mail, e ci assegnerà le postazioni. Di pranzare non se ne parla. Dobbiamo andare a recuperare la macchina, un porta-abiti e delle cappelliere, scatole rotonde comperate in un negozio di oggetti a basso costo, cappelli e foulard annessi, saranno  la mia scenografia. Alcuni sono cappelli che ho usati in questi due anni, altri li ho comperati a poco prezzo. La mia parrucchiera a singhiozzo, non ho capelli, cosa ci vado a fare dalla parrucchiera, mi ha regalato delle testine. Me le ha rasate per bene, ma hanno comunque più capelli di me. Questo è quello che abbellirà la mia postazione, un tavolino con il logo di Carta Carbone e delle sedie.

Carta Carbone Festival | Pronti, via

Strada facendo Gianluigi mi passa a fianco, sguardo fisso, sembra non accorgersi di me. Come può farlo, non ci siamo mai incontrati prima. Mi confesserà poi che era nervoso, come me. E in ritardo. Gli sono grata. Lui è stato tra i primi addetti ai lavori a leggere il mio libro. Lui aveva il compito di selezionare i partecipanti. E lo ha fatto: ha scelto “Allora mi prenderò un cappello“.  Sinceramente potrebbe anche pestarmi un piede, non sentirei dolore.

Alla Loggia arrivano anche i miei Cavalieri. Luca e Paolo saranno al mio fianco, pronti a intervenire in caso di panico. Ho paura, chi non ne avrebbe. Lo confesso anche a Gianluigi che mi esorta a divertirmi, a prenderla come viene, che sarà un bel momento. Uffa. Ma come faccio?

Arrivano delle persone, sono venute a Treviso per me, per il mio libro. Ovvio, con la testa che gli ho fatto. Noto “colleghi scrittori” davvero soli, con loro non c’è nessuno. E la mia gratitudine si eleva al cubo. Saluti, baci, abbracci, e inizio a parlare. Un cane abbaia, la battuta è facile: “Non potranno dire che non c’era nemmeno un cane”. Le risate stemperano la tensione, continuo, ma mi interrompe un annuncio al microfono. Gianluigi da il via all’evento. Ma come, il mio è partito quindici minuti fa! E la prendo come viene, cerco di divertirmi, come fossi nel salotto di casa, con i miei ospiti. Non rammento consigli, presentazioni precedenti, e le frasi preparate di dissolvono nel vocio dell’Evento.

Sono a Carta Carbone, Festival Letterario di Treviso, parlo di quel cappello che mi ha fatto piangere lacrime che non sapevo di avere.  E che adesso, dopo la fifa iniziale, mi sta dando felicità, e gioia. Alcune persone convenute, indossano a loro volta un cappello. E lo faranno anche alle presentazioni a venire. A Gazzo Padovano, mio paese di residenza, arriveranno in una serata in cui la nebbia sembra fregarsene della paura del “tanto non verrà nessuno”.

Centosessanta.

Arriveranno in centosessanta.

Ma questa è un’altra storia.

Carta Carbone Festival | Con-Dividere Poster

Ogni tanto passa un tram, ogni volta mi fermo e ho la freddezza di dire: “Aspetto il tram”. Sono agitata ma anche se commetterò errori, i miei ospiti mi perdoneranno. E capiranno. Nei loro sguardi leggo ammirazione, e affetto, per me. Me ne è arrivato tanto in queste ore. Anche sui social, da persone che non ho mai incontrato. Mi scrivono, dicono di volermi bene, me ne augurano un mondo. Per me, per il mio libro. Non me lo spiego. Intendo dire che non capisco cosa possano aver letto di me, di quello che ho scritto. Ho postato solo la copertina e un breve racconto.

Forse lo so. Le persone si rivedono in me, per quanto traspare dai miei post su Facebook: parlo spesso di cancro, e dintorni. Forse sono tutte persone che in qualche modo sono state toccate da questa malattia. Forse l’hanno vissuta sulla propria pelle, o sulla pelle dei loro familiari, o dei loro amici…

Con-Dividere | Percorso di guarigione

‒ Ciao, sono arrivata, finalmente, sono venuta da sola, non potevo mancare. Non trovavo il posto, mi sono aiutata con Google-Maps. Non ricordo la via dove ho parcheggiato ma sono le 15:30 e volevo esserci. ‒ È un volto del passato, faceva parte della mia famiglia. Poi ci siamo perse di vista. Ma è lei, tale e quale a quindici anni fa. Mi fa un piacere immenso vederla, ma c’è qualcosa che non capisco. Compera il libro, anche lei, come quasi tutti. Mi imbarazza prendere dei soldi, per fortuna ci pensa mio marito. Con piacere, scrivo a tutti una dedica, pensata, ragionata. Mi sembra il minimo.

‒ Signore e Signori, anche lei là in fono con i suoi cappelli, l’evento Poster è al termine. ‒ Il “mio Gianluigi” ci interrompe. Mio marito raccoglie le nostre cose, Luca e Paolo se ne vanno. Restiamo noi tre più un’amica dei tempi in cui giocavo a pallavolo. La sua storia la so, suo fratello si è ammalato, della mia stessa malattia. Seduti al tavolino di un bar, chiacchieriamo come non ci fossimo mai lasciate, c’è qualcosa, un filo sottile che ci unisce.

Adesso lo so. Lei che faceva parte della mia famiglia, le persone che sono venute a supportarmi, gli amici Social, veniamo tutti dallo stesso percorso. E desideriamo che una cosa brutta, si trasformi in positività. Una sorta di rivalsa sul tumore. Il mio libro, Allora mi prenderò un cappello, non è più solo mio. È di tutti noi. Provo gratitudine verso le persone che si identificano in me, in quello che ho raccontato. Farà del bene a tutti, farà bene a me, che della mia autostima ne avevo fatto uno zerbino. Quasi come se la condivisione lenisse il dolore provato. Come se con-dividere significasse ridurre in minuscoli pezzi quelle masse cancerogene che ci hanno toccato. Più piccole sono, meno pesano. Una sorta di fardello, tanto pesante prima, tanto più leggero adesso.

Un po’ come la mia borsa, sempre più pesante, ma di un carico piacevole. Oltre al quaderno su cui scrivevo da ragazza, “Allora mi prenderò un cappello”, è sempre con me. Il mio percorso di malattia non è più un fardello da sopportare in solitudine. L’ho con-diviso. Non è più solo mio, ora è di tutti. Come quei racconti che ho scritto, che parlano di me, che raccontano di emozioni vissute. E di tante persone che come me, guardano alla vita con occhi diversi. Di una cosa sono più che certa.

‒ Ogni volta che parlerò del mio libro, vi porterò tutti, ma proprio tutti, con me.

25 ottobre 2016

Carta Carbone Festival | Poster

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