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Trama

La scrittura come risorsa per prendere contatto con la realtà, ci spiega Maria Cristina Benetti nel suo libro che sottolinea come ci sia in questo cammino verso la guarigione la necessità di correggere, correggersi, scrivere, riscrivere, chiedere aiuto, dare aiuto. Lei sottolinea il potere della scrittura come mezzo per mettere ordine e soprattutto per non far diventare i pensieri negativi il concime della malattia. (dalla Presentazione di Luca Pinzi)

Ecco allora come la scrittura per le persone che vogliono guarire sia uno strumento formidabile che si muove in un binario, dove da un lato c’è chi scrive della propria malattia e dall’altro c’è chi legge e si costruisce una propria idea, una nuova rappresentazione. È un ponte sicuro per chi lo attraversa in ogni direzione, per chi dice e per chi ascolta, per chi scrive e per chi legge. (dall’Antefatto di Luca Riccardi)

Recensione a cura di Stefania Ghelfi Tani

Non è semplice recensire parole che sgorgano dal cuore, a volte come un fiume in piena per dare sfogo al dolore, altre volte parole che si riversano in inchiostro con pudore e qualche emotiva difficoltà.

Quando una storia è vera, quando si racconta della propria pelle, della propria carne, dei propri pensieri intimi è corretto muoversi in punta di piedi perché le cicatrici, la paura, la disperazione, la rabbia sono reali.

Maria Cristina Benetti si racconta a chi avrà voglia di leggerla e allo stesso tempo scrive a se stessa, per svuotare in parte un fardello, per identificare il suo vero Io, per riprendersi in mano la sua vita.

Il suo è un percorso di crescita e di riconoscimento di un’altra da sé, che è sempre se stessa. È un tragitto in salita durante il quale si affinano i modi per limitare gli ostacoli, si impara a rialzarsi dopo una caduta, si apprende ad eliminare il superfluo e l’insensibilità di qualcuno.

È una staffetta con se stessi il cui testimone cambia, non c’è solo la paura, il dolore e la rabbia ma anche momenti ricchi di emozioni, risate e speranza. C’è chi ti abbandona e chi ti resta accanto, ci sono le frizioni e i momenti d’intesa intensa.

Da un volersene andare il prima possibile dai reparti ospedalieri fino ad arrivare a trovare tra quelle mura, ed insieme ai medici curanti, un senso di protezione e tranquillità.

L‘abitudine ci cambia, l’essere umano si adatta. Si conoscono a memoria i corridoi, i reparti, le stanze come si fosse a casa propria, improvvisamente ci si trova a dare informazioni, ad essere d’aiuto a volti smarriti sino a sentirsi chiedere se si lavora lì.

Dalla disperazione alla rabbia con una collera positiva perché bisogna entrare in guerra e combattere. Rassegnazione versus reazione in una partita a scacchi che pare infinita.

Ci sono istanti migliori e momenti peggiori durante i quali l’armatura, che spesso indossa chi soffre, cambia solo di forma. “In fondo sono e sarò sempre quella persona che indossa una corazza, che a volte mi protegge e a volte mi nasconde.” Talvolta ci si sente davvero con la lancia in resta, in altre occasioni si indossa un sorriso mentre si muore dentro.

Non giriamoci intorno, qui si parla di cancro. Fermi, non stigmatizzate questa parola come l’orco cattivo. Ormai nella nostra società, dalla nostra parte di mondo il tumore è all’ordine del giorno, chi può dire di non aver conosciuto da vicino questa malattia, per averla provata sulla propria pelle o perché un parente o un amico ne è stato colpito.

Quindi coraggio e non abbiate timore di leggere queste righe perché questo libro è iniziato come un corso di scrittura creativa per divenire curativa! Un viaggio fatto sì di ferite ma anche di parole che, se da un lato nascondono un mondo interiore solitario, dall’altro si tramutano in una moltitudine di voci che ti riconoscono. “Scriviamo per rileggerci, riscoprirci e forse a volte scoprirci. Scoprire cose che non sappiamo di noi, scoprirci nei confronti degli altri.” Le ombre si diradano se condivise.

Purtroppo non è solo la malattia a farci del male ma sono tutti quegli effetti “collaterali”, come i rapporti che divengono improvvisamente complicati, come i silenzi che nascondono pensieri non detti, come litigate dolorose innescate solo dalla paura e dalla stanchezza, che non è solo fisica ma anche psicologica.

Niente sarà più come prima”, verissimo, la vita viene più o meno stravolta, il corpo è invaso e la mente ancora di più. Le prospettive cambiano, si guarda il mondo con occhi differenti e con mondo intendo le persone, i muri, un bicchiere di vino, il mare, un cappello, qualsiasi cosa. Allo stesso modo gli altri non guardano più te, ma la tua malattia. E anche nel caso fortunato di una completa guarigione rimarrà una cicatrice, sì fisica, ma anche un pensiero fisso nascosto dentro di te perché sai che hai combattuto, hai rischiato e sei un sopravvissuto.

Le cose più semplici ottengono nuove connotazioni, a volte un semplice cerotto può bruciare la tua pelle e una semplice doccia è un miraggio che, quando diviene realtà, si tramuta in un dono immenso di cui godere.

Ma questo cambiamento “per sempre” non necessariamente deve essere solo negativo, talvolta le tragedie che viviamo sulla nostra pelle ci aprono ad una nuova visione delle cose e ci urlano in faccia quanto siamo forti.

Quando si frappone tra noi e la vita un immenso ostacolo scopriamo di avere l’energia per realizzare un sogno o un desiderio di sempre, come se solo le forti emozioni, soprattutto quelle negative, ci dessero la spinta per mollare gli ormeggi e addentrarci in un territorio ignoto ma che ci attrae. O forse lo sprone nasce dal timore di non avere più tempo sufficiente per rimandare? “Dove pensavo di vivere ho trovato la morte e dove pensavo di morire ho trovato la vita”.

Importantissimo per l’autrice il rapporto col marito, suo grande supporto e amore. Una presenza di grande sostegno, sempre e comunque con lei, mano nella mano. Ma non dimentichiamo che non è facile nemmeno per chi sta accanto ai malati, in alcuni casi potrebbe essere più difficile perché l’impotenza colpisce, i timori e la stanchezza psicologica sono in agguato fomentando purtroppo inevitabili momenti di scontro e sconforto.

Queste pagine, che in primis hanno aiutato l’autrice, possono essere di sostegno a molte altre persone, consentendo loro di riconoscersi. Anche chi è lontano da questa esperienza può comprendere quanto le difficoltà si possono moltiplicare e in quanti ambiti si possono diffondere.

Non è facile accettare una malattia, una menomazione e, se ognuno ha un modo diverso di affrontarla, l’importante è cercare gli strumenti per contrastarla, anche se a volte è umano perdere la speranza. Fondamentale è trovare la forza, l’attitudine mentale e la buona medicina che Maria Cristina identifica con i medici che non vedono solo il malato ma anche la Persona, e non può trovarmi che perfettamente d’accordo!

Quindi paura, disillusione, rassegnazione, dolore, morte, cicatrici sono certamente sostantivi che fanno parte di questo percorso “ma da queste ferite profonde usciranno farfalle libere” dice Alda Merini e magari, anche se non sempre, può avere ragione!

Crediamoci!

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