L’incarto dei sogni

Non so dove risiedano i sogni. I miei erano leggeri, bolle di sapone iridescenti. Da piccina la miscela di acqua e detersivo in polvere si preparava in casa.

Adesso i bambini con le bolle non ci giocano quasi più, rimpiazzate da contenitori multitouch, bastano pochi megabyte per intrappolare la fantasia.

A volte le bolle le puoi trovare in piazza, o nelle fiere di paese tra mimi e saltimbanchi, così grandi che chissà quanti sogni ci si celano dentro.

Le bolle non si possono frenare, vanno lasciate libere. A imbrigliarle non ne rimarrebbe nulla, come per i sogni che al risveglio non ne permane che un vuoto a rendere.

Le bolle di sapone sono come i palloncini, a farsele portare via dal vento, chi le recupera più.

Con un lost&found, chissà quante se ne potrebbero riportare a chi pensa non siano che bolle, fargli guardare bene dentro, recuperarne i colori. I miei erano popolati da una ragazzina che cantava e disegnava seduta sui gradini della scala esterna al Civico 7. Betty, la mia bambola. Le nuvole che completavano il cielo.

Le osservavo stesa nel prato davanti casa, attraversavo la strada, saltavo un fossato, secco, mi stendevo tra l’erba alta, fantasticavo. Mi assopivo.

Al risveglio le nuvole erano sempre un po’ più scure, un presagio per quando sarei tornata a casa. Nessun mostro per carità, ma la realtà fatta di tante persone, sotto lo stesso tetto. Troppe?

In quel luogo, poco trovavo riparo.

Sentivo la mancanza di baci, un disegno da poter appendere alla credenza in laminato plastico, il gioco dell’oca da giocarci prima di andare a letto, un coniglietto di peluche bianco, prestato, da abbracciare sotto le lenzuola.

La verità è che in tutto quel via vai di persone, mi sentivo sola.

Sono cresciuta assorbendo quanto mi stava intorno, se sbagliavo mi dicevo che avrei imparato più in fretta.

Nel tempo, senza rendermene conto mi sono aggrappata a quella bambina, che le emozioni poco sapeva come gestirle. E ho deciso che non l’avrei rinnegata. Mai.

La biondina con i calzettoni bianchi che le arrivavano alle ginocchia, il vestitino della festa che domenica dopo domenica sarebbe stato sempre quello, i fiocchi rosa ai capelli raccolti a coda, è in me. Anche adesso.

Mi ricorda di tenermi stretta quelle bolle di sapone iridate, che al loro interno proteggono i sogni.

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